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DONATO SAVIN - Per aspera ad astra

Vendredi 16 Janvier 2026

Per aspera ad astra è un’opera che trasforma la materia in pensiero. Acciaio, pietra e magnetite — elementi fondativi della storia di Cogne e della Valle d’Aosta — si ricompongono in una forma arborea che affonda le radici nella terra e si slancia verso l’alto, evocando un movimento di resistenza e di elevazione.

Il ferro forgiato e la magnetite, densa e refrattaria, non sono solo materiali, ma portatori di memoria: della fatica dei minatori, dell’identità industriale della comunità, e delle ferite collettive lasciate dalla pandemia. La materia che un tempo ha sostenuto lo sviluppo della Valle ritorna così alla comunità trasfigurata in gesto simbolico.

La scultura nasce da un confronto diretto con il limite. La magnetite, inizialmente percepita come inscalfibile, oppone resistenza all’atto creativo, imponendo all’artista una relazione fatta di forza, rischio e rispetto. È in questa tensione che la materia cede e si lascia trasformare, divenendo presenza, corpo, memoria.

La forma dell’albero si fa archetipo: figura della vita che persiste, della rigenerazione possibile. I cuori, stilizzati nelle foglie, sono segni di una perdita che non si chiude nel lutto, ma si apre alla responsabilità e alla rinascita. L’opera diventa così spazio di passaggio tra dolore e speranza, tra ciò che è stato e ciò che può ancora essere.

L’opera, realizzata con la collaborazione di Remo Béthaz che ne ha forgiato i rami,  troverà la sua collocazione definitiva nella piazza centrale di Cogne. In occasione del Gran Paradiso Film Festival, sarà installata con la collaborazione del Comune, nel cuore del paese e con lo sfondo del massiccio del Gran Paradiso, entrando a far parte della mostra La vita attorno a me.

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DONATO SAVIN

Donato Savin nasce e cresce a Cogne, nel cuore del Parco Nazionale Gran Paradiso. La sua è una vita letteralmente scolpita nella montagna: da dérèi bèadji in alpeggio – il bambino che aiutava a pascolare – a giovane espositore alla Fiera di Sant’Orso; da campione delle martze a pià, i trail ante litteram, a guardia forestale, muratore e infine scultore. O forse, più semplicemente, scultore da sempre. Da quando, bambino, modellava il fango con le mani, fino al primo premio conquistato giovanissimo alla Foire, sino a una maturità artistica oggi pienamente riconosciuta anche oltre i confini regionali.

La scelta della pietra come materiale privilegiato non è casuale: richiama la solidità, la resistenza e il tempo lungo delle sue montagne. Le opere di Savin nascono da un dialogo profondo con il paesaggio e con la materia stessa. Non sono soltanto sculture, ma racconti visivi che restituiscono la memoria di un territorio e del suo patrimonio naturale, intrecciando gesto artistico e identità alpina.

«Non è un lavoro, non è una passione: è un gioco». Così Donato Savin ama definire il suo rapporto con la scultura. Un’affermazione che sorprende, soprattutto di fronte alla forza e alla densità espressiva delle sue opere. Eppure è lo stesso artista a chiarirne il senso, con disarmante semplicità: «Forse non ho giocato abbastanza da bambino, e ora sto semplicemente recuperando».

In queste parole si riflette tutta la leggerezza profonda del suo gesto creativo. Per Savin scolpire non è un dovere né una professione, ma un atto libero, istintivo e necessario. Un gioco, appunto: serio, vitale, indispensabile. Come la Natura che lo circonda e da cui, da sempre, trae forma e senso.

 

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